Pubblicato da: Piergiorgio Golfetto | 13 gennaio 2012

ancora Tricolore

di Maria Grazia Tonon

La carovana di lettori volontari partita a settembre da Zero Branco farà tappa (la penultima, forse) a Quinto di Treviso domenica 15 gennaio alle ore 16.00.
Ospiti dell’Amministrazione Comunale di Quinto di Treviso, il gruppo di lettori provenienti da 9 comuni (erano 7 alla partenza), proporranno uno slalom leggero e composto tra date significative della nostra storia, in compagnia di note originali e improvvisate.
Il testo ispiratore è “La patria, bene o male” di Fruttero e Gramellini: centocinquant’anni di un paese riscritti con la giusta dose di serietà e autoironia da due grandi penne è un ottimo punto di partenza per un ripasso della nostra storia, anche quella recente, che ha molto da dirci su ciò che siamo oggi.
L’ultimo brano è sempre dedicato al Comune ospite, e domenica avremo l’onore di far salire sulla carovana il prof. Eugenio Manzato.
Chi si è perso le altre tappe (Zero Branco, Casier, Carbonera e Scorzé) non potrà invocare scuse. Carpe diem!

“Chissà cosa direbbe dell’Italia di oggi Garibaldi, che conquistò un regno
ma con sé a Caprera non portò i quadri del Caravaggio e l’oro dei Borboni,
bensì un sacco di fave e uno scatolone di merluzzo.
Cosa direbbero i volontari della Grande Guerra, che scrivevano alle madri:
Forse tu non potrai capire come non essendo io costretto
sia andato a morire sui campi di battaglia, ma credilo
mi riesce le mille volte più dolce il morire in faccia al mio paese natale,
per la mia Patria…
Cosa direbbe il generale Perotti, capo del Cnl piemontese,
condannato a morte dal tribunale di Salò, che ai suoi uomini
ansiosi di discolparlo e addossarsi ogni responsabilità grida:
“Signori ufficiali, in piedi: viva l’Italia!”?

“Viva l’Italia!” oggi è un grido scherzoso. Ma per molti italiani
del Risorgimento e della Resistenza furono le ultime parole.
La Resistenza non è di moda. È considerata una “cosa di sinistra”.
Si dimentica il sangue dei sacerdoti, dei militari…
Si dimentica che i partigiani non furono tutti sanguinari vendicatori
ma anzi vennero braccati, torturati, impiccati ed esposti
per terrorizzare i civili; e che i “vinti”, i “ragazzi di Salò”,
per venti mesi ebbero il coltello dalla parte del manico, e lo usarono.

Neppure il Risorgimento è di moda. Lo si considera una “cosa da liberali”.
Si dimentica che nel 1848 insorse l’Italia intera. Oggi è l’ora della Lega e dei neoborbonici. L’Italia la si vorrebbe divisa o ridotta a Belpaese: non una nazione,
ma un posto in cui non si vive poi così male.
Invece l’Italia è una cosa seria. È molto più antica di 150 anni;
è nata nei versi di Dante e Petrarca, nella pittura di Piero della Francesca
e di Tiziano. Ed è diventata una nazione grazie a eroi spesso dimenticati…”

da “Viva l’Italia” di A. Cazzullo


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